Milano che crede che si possa solo fare meglio.

Incontro presso La fabbrica del Vapore 23/03/12 Milano, organizzato da Sel.

Ringrazio gli organizzatori per avermi chiamato a parlare a questo incontro “Dalla movida alla città aperta di notte”.

Ho avuto l’onore e il piacere di essere fra gli ideatori ed gli organizzatori del concerto del 10 maggio scorso in piazza Duca d’Aosta davanti alla Stazione Centrale, “Milano Libera Tutti”, il nome dell’evento,  che ha portato per la prima volta in campagna elettorale 30.000 persone in piazza, che ha messo insieme gli operatori culturali di questa città e le migliori realtà artistiche per combattere una battaglia quando nulla era scontato, quando l’obiettivo minimo era quello di arrivare al ballottaggio, con un ‘esplosione politica coraggiosa che ha fatto emozionare le persone che vi hanno partecipato.
 
La ricordo ancora come una delle serate più belle della mia vita per l’onestà intellettuale e l’energia che si è sprigionata quella sera, messe a disposizione di un progetto per una Milano “per bene”, che credeva e crede che si possa solo fare meglio.
 
Per molti anni abbiamo avuto un assessore al tempo libero  molto “simpatico”, accattivante nei modi e molto furbo, ma per nostra sfortuna anche totalmente inetto e inadeguato al ruolo che una città come Milano gli aveva affidato.
 
Ora sappiamo di avere una giunta che ci sognavamo da anni e, per quanto mi riguarda, da quando sono nato, alla quale chiediamo coraggio e non di essere simpatica a tutti  quanti e  a tutti i costi. Li abbiamo votati proprio per attuare scelte scomode - vedi l’Area C - ma che possano nel tempo portare benefici alla popolazione milanese intera e non a piccole nicchie privilegiate o a pressanti richieste di riconoscenza elettorale.
 
Questa città ha bisogno che tutti quanti facciano la propria parte e mi rivolgo in particolare agli operatori “sociali” come gli Arci e i centri sociali, indispensabili in una metropoli che da diversi anni non è più solo all’interno dei confini geografici della città, fondamentali per il ritrovo e la partecipazione di momenti culturali che si svolgono ad orari diversi ma che non possono continuare a non sentirsi protagonisti, con le responsabilità che questo ruolo comporta.
 
Competenza, formazione ed educazione al mestiere, alla professione e alla produzione, che non sono parole proprie solo di una cultura imprenditoriale a scopo di lucro, devono essere le parole chiave della proposta culturale di una città nuova, realmente giovane, e non solo a parole, spesso scandalose e di comodo, come il termine movida che mi piacerebbe non venisse più utilizzato, perché non indica nulla, generalizza e criminalizza.
 
In un intervento di qualche anno fa dicevo che non possiamo sempre e solo parlare di una città nuova, giovane e bella se noi per primi non ci sentiamo in grado di esserlo. Non ci si inventa creativi e di talento. Si devono impostare dei percorsi, disegnare un traguardo, stabilire dei parametri e degli obiettivi e vedere se sono quelli giusti. Bisogna puntare in alto per ottenere poco subito ma moltissimo nel tempo. Le piccole iniziative “tampone” sono solo spot che si perdono nel mare magnum della comunicazione, spesso pessima, delle parole, spesso a caso, dei contenuti, spesso inesistenti o di carattere populistico.
A furia di urlare No Tav, No Tem allontaneremo la comprensione di cause che hanno una ragione storica più profonda. A furia di utilizzare la rete usurando le energie e l’attenzione di chi la frequenta costantemente per veicolare eventi estemporanei che sono tessere di un mosaico che non esiste, mancherà una reale politica culturale di sinistra in questa città.
 
Mi rivolgo anche ai promoter, sia locali che nazionali, che in questo periodo sento e vedo stanchi e poveri di idee, ai quali chiedo  di essere anche loro coraggiosi e sinceri verso un mercato che deve essere spinto dalla sana competizione e non da trucchi e abusi di potere continui, che danneggiano il mercato stesso rendendolo  poco accessibile sia per il pubblico sia per gli operatori stessi e sia per tutto quello che si muove e vorrebbe arrivare da fuori.
 
Gli spazi non mancano, servono le politiche, per indicare la strada e cominciare a lavorare sui progetti che devono essere fatti per la città e per quello che gli verrà lasciato negli anni.
 
Noi abbiamo chiesto a gran voce in più occasioni, ed era anche uno dei punti di partenza del concerto del 10 maggio scorso, lo sportello unico per lo spettacolo. Uno strumento fondamentale, inter-assessorile, che deve poter agevolare all’interno delle regole, che vanno rispettate da tutti - se no anche questa è concorrenza sleale - la produzione di cultura in questa città. Dalle iniziative pubbliche a quelle private deve poter esistere da parte del Comune un ufficio unico che sia in grado di rispondere alle esigenze di chi vuole produrre cultura. Oggi ci immergiamo in un oceano di carta per poi spesso appellarci alla politica della “deroga”, della proroga, della straordinarietà.
 
Ecco Milano deve abituarsi all’ordinarietà,  per questa città deve essere normale la coesistenza di più iniziative, pubbliche e private, di valore sociale e culturale, e per la sicurezza di chi propone e di chi partecipa devono essere messi a disposizione degli strumenti, come lo sportello unico, che siano di tutela e di aiuto. Diversamente resteremo sempre, nel pensiero mio e di molti operatori e fruitori culturali, una città di provincia, come amici inglesi e tedeschi spesso mi dicono.
 
No all’assistenzialismo, al patrocinio di favore, a bandi radon e casuali. Sì a progetti che possono sembrare poca cosa ma rivoluzionerebbero la produzione, il mercato e quindi l’occupazione non solo nel settore spettacolo.
 
Chiedo anche ove possibile che si possa rimediare in fretta allo scempio messo in atto dalla precedente amministrazione, che sembrava un ufficio di pubblicitari,  facendo piazza pulita di  accordi nefasti e a danno di tutta la città, sulle poche strutture agibili per lo spettacolo a Milano, Su tutte l’Arena, il più bel posto di Milano della stagione estiva, regalata a imprenditori privati in cambio di nulla. Mentre prendevo una birra l’altra estate mi sono chiesto se ero in un’area di servizio o nella più prestigiosa  arena di Milano, visto che a servirmela calda e metà fatta di schiuma era una signora con il cartellino e il cappellino dell’Autogrill.
 
Le gestioni poco chiare e raccomandate di spazi e location affidate a  persone ben poco raccomandabili perlomeno dal punto di vista professionale, devono trasformasi in bandi che devono mettere le idee al primo posto, magari aiutate da progetti di start up, prima della parte economica che spesso e volentieri si dimostra disastrosa - perché chi mette di più spesso ha l’idea migliore  per se stesso ma è la peggiore per la città.
 
Per quanto riguarda la movida, che era anche nel titolo di questo incontro, termine che riesco solo associare ad un vecchio gruppo degli anni ’ 90, ho l’impressione che ci sia una certa miopia e ipocrisia nel pensare di poterla spostare a piacimento come i carrarmatini a Risiko.
Le abitudini non si combattono certo con divieti o transenne e cancellate, ma con alternative, che troppo spesso sono sotto i nostri occhi, ma invisibili alle istituzioni che non comprendono e conoscono le motivazioni del popolo cosiddetto notturno.
 
Faccio per una volta l’esempio di una città italiana come Torino e non di una metropoli europea. Se mai vi è capitato di camminare lungo i murazzi, a ridosso del Po, avrete notato che le case sono distanti, che il panorama e l’atmosfera sono unici, che ci sono diverse alternative di locali, che punk, fighetti, metallari, extracomunitari, hypster e chi più ne ha più ne metta, sono tutti insieme perchè le alternative e le tipologie di proposte culturali vanno dal lounge bar al circolo arci, dal club al pub. Non preoccupatevi: Nessuno pensa di buttarsi nel fiume!
Nessuno ha indicato quello come punto della notte, ma sono state poste le condizioni perchè lo diventasse.
 
Il nostro circolo arci all’interno di un parco bellissimo (Idroscalo) con un percorso lungolago di quasi sette chilometri, che chiude alle 9 di sera d’estate e alle ore 5 del pomeriggio d’inverno, non ospita quasi più locali, le passeggiate sono chiuse, non è servito dai mezzi pubblici  e i parcheggi sono gestisti per allontanare pubblico piuttosto che attrarlo. Non è aperto al pubblico in orari serali per motivi sicurezza. Quali?
Forse si potrebbe pensare di ridare alla città questo e altri spazi, attraverso la collaborazione degli enti in visione di un expo che non deve essere solo costruito in cemento, ma anche semplicemente organizzato.
 
Noi non speriamo di rimanere fra i pochi locali di Milano, ma vorremmo essere parte di una scena, che per competizione, per stimolo, per collaborazioni, per idee comuni si possa considerare una grande città metropolitana europea.
 
Grazie per la vostra attenzione, in bocca al lupo per le difficili decisioni che dovrete affrontare.
Andrea Pontiroli
Circolo Arci Magnolia / Santeria Milano.